Patchouli mon amour

Sticky Fingers di Francesca Bianchi Perfumes

Pogostemon cablin – questo è il suo nome latino completo – è originario delle Filippine, ma oggi cresce principalmente nelle isole di Sumatra, Sulawesi e Java.

Nascoste tra preziosi shawl in cashmere prodotti in India per le loro proprietà antitarme, le foglie di Patchouli arrivarono in Europa a metà del XIX secolo via mare. Inizialmente molto amato per il suo odore seducente, alla fine del XIX secolo era considerato troppo sexy e lo indossavano solo le cocotte, mentre le signore dell’alta società prediligevano profumi floreali e più leggeri. Negli anni ’70 ha riconquistato la sua posizione primaria, per il collegamento con la spiritualità orientale.

Senza l’ambizione di essere esaustiva, citerò alcune fragranze a base di Patchouli: la maggior parte di esse sono attualmente nella mia collezione – o lo sono state in passato.

Patchouli Réminiscence (1970) creato da Maurice Sozio, è uno dei miei preferiti di questo genere, e riflette totalmente lo spirito degli anni ’70. È ambrato e legnoso con un tipo di patchouli terroso e l’impressione di cioccolato. È un patchouli di riferimento, un classico totale!

Patchouli Réminiscence (1970) di Maurice Sozio
Patchouli Réminiscence (1970) di Maurice Sozio

Aromatics Elixir Clinique (1971) di Bernard Chant è un altro fantastico must-have: un chypre floreale, dove patchouli e muschio di quercia sono gli ingredienti caratterizzanti. Per me è un profumo molto severo, forse perché mi relaziono maggiormente con l’amarezza della struttura cipriata, mentre molti altri amanti del profumo lo trovano incredibilmente sensuale.

Aromatics Elixir Clinique (1971) di Bernard Chant
Aromatics Elixir Clinique (1971) di Bernard Chant

Patchouly Etro (1985) è un altro classico patchouli che ho molto amato per il suo carattere elegante. Leggermente secco e verdeggiante, ricorda quello di Lorenzo Villoresi e il Patchoulis di Santa Maria Novella.

Patchouly Etro (1985)
Patchouly Etro (1985)

Angel Thierry Mugler (1992) di Olivier Cresp costituisce un momento di svolta nella profumeria moderna: ricordo ancora quando uscì, avevo 17 anni ed ero in viaggio in Francia, entrai in una profumeria e il proprietario me lo presentò. Ho dovuto comprarlo immediatamente perché ero ipnotizzata (PS: ero una adolescente parsimoniosa, ma a quel tempo ero già un appassionata di profumi e non avrei mai esitato di fronte ad un amore al primo sniffo).

Angel Thierry Mugler (1992) di Olivier Cresp
Angel Thierry Mugler (1992) di Olivier Cresp

La combinazione di un patchouli scuro con etilmaltolo, cioccolato e vaniglia crea un’atmosfera unica, non immediatamente compresa ma poi copiata senza sosta.

Patchouli Blanc Réminiscence (2015) è una uscita più recente sempre centrata sulla stessa nota, che mi piace molto ma è estremamente diversa dall’originale degli anni ’70: questa è cremosa, talcata, con un’apertura frizzante dovuta alle aldeidi.

Coromandel Chanel di Jacques Polge (2007) è probabilmente uno degli esempi più alti di questa categoria per il suo carattere raffinato ed elegante. Un ricco profumo legnoso, ambrato con sfaccettature speziate, che trovo molto sottile e sofisticato.

Coromandel Chanel di Jacques Polge (2007)
Coromandel Chanel di Jacques Polge (2007)

L’olio essenziale di patchouli è un materiale che ho usato in quasi tutti i miei profumi come sfaccettatura – molto evidente in The Dark Side (2016), ma solo con Sticky Fingers (2020) mi sono concentrato su di esso come grande protagonista.

Sticky Fingers di Francesca Bianchi Perfumes
Sticky Fingers di Francesca Bianchi Perfumes

Esistono molti tipi diversi di trasformazione delle foglie di patchouli e io ho usato una distillazione purificata. È il cosiddetto cuore di Patchouli, ottenuto attraverso un secondo processo di distillazione che parte dall’olio essenziale ‘integrale’ (brut), estraendo prima le particelle più volatili, poi quella medio-volatile, lasciando infine da parte i componenti più pesanti.

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